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Posted by: In: News from the blosgs 22 Dic 2017 0 comments Tags:

Il Brachetto vede rosa e fa segnare un +10%
Ricagno: «Nel 2018 il lancio dell’Acqui Dry»

Mezzo milione di bottiglie in più rispetto al 2016 con un volume totale di oltre 4,8 milioni di bottiglie, circa il livello produttivo di due anni fa.
In vista del Natale e delle feste di fine anno il mondo del Brachetto vede un po’ di rosa e rilancia le speranze per una ripresa che, negli ultimi anni, ha stentato a concretizzarsi, ma che ora sembra fondarsi su reali prospettive.
Ne è convinto Paolo Ricagno, presidente del Consorzio di Tutela oltre che alla guida di una cantina sociale dell’Acquese dopo essere stato per vari mandati anche a capo del Consorzio dell’Asti.
Dice Ricagno: «Confermo che, entro la fine di questo 2017, se il trend attuale resterà tale, le aziende consorziate imbottiglieranno oltre 500 mila bottiglie in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno facendo segnare un abbondante +10%. È un fatto importante per il nostro mondo – sottolinea Ricagno -. Significa che le sirene che davano per morto il Brachetto si sbagliavano e che questo vino, unico nel suo genere, con profumi, gusto e caratteristiche assolutamente originali e autoctone, legato per storia e tradizioni all’area compresa tra Astigiano e Acquese, può ancora dire la sua accanto ai grandi vini e spumanti dolci del Piemonte».
Ma il futuro del Brachetto non sarà solo dolce.
Sulla scorta di quello che è accaduto per l’Asti docg che da alcuni mesi, con successo crescente, ha lanciato sul mercato la sua versione “secca”, Ricagno annuncia per il 2018 la presentazione dell’Acqui Dry, tipologia non dolce del Brachetto spumante.
«Sarà il primo spumante docg naturalmente rosè da uve brachetto» chiarisce il presidente del Consorzio che aggiunge: «Ci aspettiamo molto da questo prodotto che sono certo saprà ritagliarsi una fetta di mercato. Già alcune aziende lo stanno testando. Nella primavera del prossimo anno dovremmo essere pronti per il debutto ufficiale di un vino che sarà innovativo ed esclusivo, come lo sono le bollicine del Brachetto».

Posted by: In: News from the blosgs 01 Ago 2017 0 comments Tags:

1 agosto 2017. L’Acqui Dry docg, cioè la versione non dolce del Brachetto d’Acqui docg, è una realtà sia dal punto di vista legislativo che enologico. Potrà essere vinificato sia in versione spumante sia nella tipologia “tappo raso”.
Lo ha confermato Paolo Ricagno, presidente del Consorzio di Tutela del Brachetto d’Acqui docg: «Il Ministero – ha detto – ha pubblicato il via libera all’Acqui Dry e noi, come Consorzio, abbiamo già degustato i primi campioni di un prodotto che promette di essere una vera opportunità di rilancio per la filiera. Ora – ha commentato Ricagno – la denominazione Acqui docg può vantare due tipologie: quella naturalmente dolce e quella naturalmente secca».
«Abbiamo assaggiato vini eccellenti e dall’aromaticità unica che stupiranno i consumatori ravvivando l’antica tradizione del Brachetto Secco» fanno sapere dal Consorzio di Tutela.
«Ma il Brachetto d’Acqui docg nella tipologia dolce resta la nostra bandiera su cui puntiamo insieme alla novità dell’Acqui Dry docg – ha puntualizzato Paolo Ricagno -. In questo ultimo periodo – ha detto – il segno delle vendite è positivo ed è tornato l’interesse dei mercati verso il nostro vino. È, questa, una tendenza da cogliere e rafforzare. Sono certo – ha aggiunto il presidente del Consorzio di tutela del Brachetto – che l’Acqui Dry docg aiuterà in senso commerciale il classico Acqui dolce docg, rinverdendo le potenzialità di un’uva che è unica al mondo se coltivata sulle nostre colline, tra Astigiano e Acquese, patria dei vitigni aromatici».

Posted by: In: News from the blosgs 14 Mar 2017 0 comments Tags:

Il Comitato Vitivinicolo Nazionale ha dato il via libera venerdì scorso alla modifica del disciplinare che regola la produzione del Brachetto d’Acqui docg , cioè della versione non dolce del vino e dello spumante a base di uve brachetto.
Un progetto che il Consorzio di Tutela del Brachetto, guidato da Paolo Ricagno, aveva presentato tempo fa e che ora diventa realtà, anche se si dovrà attendere la prossima vendemmia per vedere le prime bottiglie di Brachetto d’Acqui docg dry.
Un progetto che affonda le sue radici nella storia del vitigno e del vino Brachetto. Già agli inizi del ‘900, infatti, alcune testimonianze raccolte nella zona di Strevi, caratterizzata dalla diffusa presenza di piccoli produttori, riportavano la presenza massiccia di una delle produzioni vinicole tradizionali quale quella del Brachetto, ma nella versione “secco”.
Nei paesi dell’Alto Monferrato il Brachetto secco veniva servito fresco insieme ai piatti della tradizione popolare, acciughe al verde, salumi e formaggi. Nonostante a quei tempi le tecniche di pastorizzazione non fossero ancora conosciute e applicate, le piccole Cantine avevano sempre investito nel Brachetto secco, un vino fermo adatto a tutto pasto.
Tra le Case vinicole che vinificavano Brachetto nella tipologia semisecca c’erano le Cantine Spinola. L’enologo Rapetti, una autorità in tema di Brachetto Secco lo consigliava addirittura in abbinamento con lo stoccafisso. Un’altra testimonianza storica che certifica la vinificazione del Brachetto Secco è l’oste Carlo Lazzeri dell’Enoteca Regionale di Acqui “Terme e Vino”. «Intorno agli Anni Ottanta – racconta Lazzeri – sbicchieravo Brachetto Secco delle Cantine Spinola soprattutto come aperitivo, molto apprezzato grazie al suo gusto non troppo dolce e leggero. In quegli anni il Brachetto Secco era selezionato anche nei concorsi enologici ad Acqui Terme».
Soddisfazione per l’approvazione della variazione al disciplinare che consente la produzione di Brachetto d’Acqui non dolce, è stata espressa dal presidente del Consorzio, Paolo Ricagno che ha commentato così il via libera del Comitato Vitivinicolo Nazionale: «È il riconoscimento a un progetto su cui puntiamo da tempo e che interessa alle aziende del comparto. Essere riusciti ad ampliare la gamma dei prodotti a base di uve brachetto apre certamente nuove opportunità di crescita per una filiera che non merita la crisi in cui si dibatte da troppi anni. Il Brachetto d’Acqui o Acqui non dolce – ha aggiunto Ricagno -, insieme alle altre tipologie dolci, ha tutte le caratteristiche per dare impulso al settore. Le Case spumantiere ci credono e noi del Consorzio con loro faremo tutto il possibile per avviare al meglio questo progetto».
Si riconosce anche il ruolo decisivo svolto dalla Regione Piemonte che ha seguito e supportato tutto l’iter per questa nuova tipologia.

Posted by: In: News from the blosgs 05 Dic 2016 0 comments Tags:

Il Brachetto 2016 degustato a Roma nell’ambito di Piemonte a Palazzo. «È il frutto di una vendemmia perfetta» dicono i produttori piemontesi. Intanto il mercato dà segni di ripresa. Ricagno: «Segnali non eclatanti, ma che oggi fanno sperare».

Cominciamo dalle notizie positive. Per la prima volta, dopo mesi di stasi, complice il periodo natalizio che da sempre è traino delle bollicine, le vendite di Brachetto hanno segnato un bilancio positivo. «Non grandi numeri né indici eclatanti, ma si tratta comunque di indicatori che oggi fanno ben sperare» spiega il presidente del Consorzio di Tutela, Paolo Ricagno di ritorno da Piemonte a Palazzo, la vetrina dedicata al vino piemontese, organizzata da Piemonte Land of Perfection, il consorzio che ottimizza le risorse per le attività di valorizzazione dei Consorzio di Tutela, che si è svolta il 30 novembre scorso nella Capitale.

«È stata una giornata intensa – dice Ricagno -. Avrei voluto più spazio per il Brachetto – ammette -, tuttavia – aggiunge – essere al centro di una rassegna che ha visto la partecipazione di una cinquantina tra blogger e giornalisti specializzati è stata una ottima occasione per creare contatti e relazioni con il mondo della comunicazione».

C’è da dire che a Roma è stato presentato il Brachetto 2016, frutto di una vendemmia perfetta, forse la migliore di sempre, ma con quali prospettive commerciali?.

A un paio di mesi dalla raccolta 2016 le domande vanno poste a chi il vino lo fa.
Per tracciare un bilancio del Brachetto docg nella grande distribuzione bisogna dare voce a un pool di esperti. Sono quelli di Duchessa Lia, il brand che fa parte delle Cantine Capetta, una delle realtà più innovative e nello stesso tempo storiche del panorama vitivinicolo piemontese con posizioni leader nel comparto della GDO in Italia.

«La piemontesità e il forte rapporto con il nostro territorio sono la nostra caratteristica principale – mette in chiaro da subito Riccardo Capetta, esponente della famiglia che è a capo del gruppo con sede a Santo Stefano Belbo in provincia di Cuneo -. Il Piemonte è terra di grandi vini e noi lo ribadiamo, convinti come siamo che in un mercato sempre più globalizzato questo sia un plus, un valore aggiunto per i nostri vini, Brachetto in testa».
Gli fa eco Chiara Del Tufo, giovane responsabile marketing dell’azienda. Anche lei esponente della famiglia di industriali del vino dice: «Sul Brachetto, soprattutto sulla versione spumante, abbiamo investito e investiremo molto anche attraverso i nuovi media, come i socialnetwork».
Paolo Bussi, giovane enologo di Casa Capetta racconta di una vendemmia del brachetto 2016 con uve sane e buone: «Grande prodotto in vigna che ha espresso notevoli valori in Cantina». Per Capetta di mercati parlano Flavio Giaccardi (Italia) e Roberto Robba (Estero). «In Italia la grande distribuzione organizzata è il mercato di riferimento per il nostro Brachetto e siamo convinti che il futuro per questo vino non possa che essere in crescita con il contributo di tutta la filiera». Dice Robba: «Oggi i mercati che offrono le chances migliori all’estero sono gli Stati Uniti d’America e l’Asia, con tutte le cautele necessarie. Ma alla base ci deve essere la conoscenza del prodotto».
Infine un accenno all’Acqui Dry, la nuova tipologia di spumante rosè non dolce da uve brachetto che il Consorzio ha intenzione di lanciare. «È una opportunità nel solco delle richieste di un mercato delle bollicine sempre più esigente. Sfrutteremo l’occasione» assicura Riccardo Capetta.

Ma il Brachetto non è solo spumante. Lorenzo Cavallero, titolare dell’omonima Cantina di Vesime, nel cuore della Langa Astigiana, è da sempre alfiere del Brachetto d’Acqui docg “tappo raso”. «La vendemmia 2016 darà un Brachetto “tappo raso” che rispecchia in pieno cosa deve essere un vero Brachetto, cioè non somigliare al Moscato» dice e corregge così chi, sbagliando, accomuna il brachetto con il moscato. «Anche se sono due uve aromatiche e dolci – spiega -, brachetto e moscato, sono molto diverse e danno origine a vini decisamente non uguali tra loro. Quest’anno avremo un Brachetto unico e irripetibile da degustare sempre e magari non solo coi dolci».

E a proposito di dolci ecco l’analisi di Silvio Bragagnolo da Strevi, giovane produttore «di passiti e di altri vini» come ama definirsi. «Annate come quella 2016 con uve belle e sane aiutano molto il lavoro di vinificazione, ma per i passiti gli accorgimenti non bastano mai. Tuttavia possono affermare che il prodotto 2016 sarà certamente una punta di diamante».

Una pietra preziosa dell’enologia piemontese con i riflessi rosati del Brachetto. Non può che essere un ottimo segnale.

In chiusura ancora le dichiarazioni del presidente Paolo Ricagno. «I presupposti ci sono tutti – dice -: abbiamo avuto una grande vendemmia con uve eccellenti, un clima ideale, in Cantina il Brachetto ha espresso tutte le sue potenzialità migliori. La filiera ci crede. Le aziende, i produttori, il Consorzio, pure. Sono convinto che anche la nuova tipologia dello spumante non dolce Acqui Dry docg aiuterà a recuperare quote di mercato».

Posted by: In: News from the blosgs 26 Set 2016 0 comments Tags:

Il mondo del Brachetto si arricchisce di nuovi protagonisti. Il Consorzio di Tutela, infatti, ha ufficializzato la richiesta di modifica al disciplinare per la produzione di due nuove tipologie di Brachetto d’Acqui in versione non dolce e sempre a docg: uno spumante e un vino fermo “tappo raso”.
L’ultimo atto formale sarà l’approvazione della richiesta da parte del Comitato vitivinicolo nazionale che dovrebbe esprimersi nei prossimi mesi.

Spiega il presidente del Consorzio, Paolo Ricagno: «Per troppo tempo il Piemonte del vino è rimasto fermo su tipologie che oggi mostrano più di qualche problema. Altre zone vinicole italiane sono andate avanti, si sono evolute, anche da un punto di vista dell’offerta vinicola. Il nostro progetto di una tipologia Acqui docg in versione spumante e “tappo raso” parte proprio da queste esigenze convinti come siamo che una filiera debba sempre percorrere, in collaborazione tra le parti che la compongono, nuove strade per raggiungere le mete che sono necessarie a garantirne sviluppo e stabilità».

Parole che ricordano la crisi commerciale che da qualche anno affligge il Brachetto, ma che puntano anche al suo superamento. In questo senso il progetto “Acqui non dolce” è inteso come un punto di partenza.

Lo spiegano anche i due vice presidente consortili: Elio Pescarmona (parte Agricola) e Alberto Lazzarino (Case vinicole).
Per Lazzarino le condizioni per fare uno spumante di qualità e che possa incontrare i gusti del pubblico mondiale ci sono tutte. «Le tipologie Acqui non dolce saranno spumante e fermo. Il primo potrà avere varie declinazioni enologiche permesse dalla legge che regola la produzione di vini spumanti. Si potrà andare dal Dry all’Extra Brut, passando dal Demi Sec all’Extra Dry al Brut. Abbiamo lasciato ampia libertà in modo che ogni azienda possa scegliere qualche strada intende tentare. Sarà poi il mercato a determinare la scelta vincente».
L’Acqui vino fermo sarà un rosso secco, “strutturato”, in modo da garantire, una permanenza in bottiglia anche di un paio d’anni.
«Il Brachetto non dolce, secco se si vuole, affonda le sue radici nella storia enologica nel Piemonte vinicolo ed era prodotto più frequentemente che per il vino Moscato. – dice Elio Pescarmona che chiarisce -. D’altra parte è più facile ottenere un vino secco con le uve brachetto che con altri vitigni aromatici. Questione di uve, di residui zuccherini e tannini. Per la spumantizzazione si è scelto di andare verso un prodotto non rosso, ma rosè, in modo non solo di andare incontro ai gusti dei consumatori, ma anche per distinguere bene le bollicine non dolci da quelle più classicamente dolci. La tecnica è quella di una breve permanenza sulle bucce, in modo da estrarre i colori sufficienti a un rosè»

Al di là degli aspetti tecnici e commerciali l’Acqui in versione spumante è il progetto su cui Consorzio e aziende fanno più affidamento. «Certo non ci attendiamo riscontri eclatanti a breve termine – ammette Ricagno – .Tuttavia – aggiunge – siamo convinti che sulla scia della novità e della bontà del prodotto che abbiamo intenzione di lanciare i mercati risponderanno al meglio. Noi come Consorzio faremo la nostra parte».